Arte, cultura e… mistero

 

In ogni tempo Nemi ha suscitato l’interesse di uomini d’arte e di scienza. La splendida cornice di dirupi scoscesi, di radure, di macchie selvose – ricordata dall’umanista Pio II Piccolomini nei suoi commentari come “il domicilio delle Muse e delle Ninfe” – ispirò diversi artisti del Grand Tour.

Vista Nemi e lago - Quadro Grand Tour

Vista Nemi e lago – Quadro Grand Tour

Era infatti consuetudine per i giovani gentiluomini tra il Cinquecento e l’Ottocento intraprendere un viaggio “d’istruzione e piacere” di cui la Roma dei papi e degli antichi costituiva il periodo di stazionamento più lungo. Un’altra importante tappa del viaggio di nobili e artisti dell’epoca si svolgeva nei dintorni di Roma, lontani dalla confusione e dall’ “aria cattiva” estiva della Capitale. Questi luoghi conquistarono i viaggiatori/artisti del Gran Tour, non solo per la vicinanza alla Città Eterna, ma anche per quelle specificità locali, antropologiche e naturali ritratte da penne e pennelli ora con tratti realistici, ora immaginifici.

 

Da sempre dunque Nemi è stato un apprezzato luogo di vacanza estiva conquistandosi l’appellativo di “perla dei Castelli Romani” e nel secolo scorso alcuni artisti della pellicola hanno ambientato qui i propri set cinematografici. Luigi Zampa scelse questo piccolo paese per una parte della commedia “Tempo di Villeggiatura”. Tra i protagonisti del film Nino Manfredi, Giovanna Ralli, Maurizio Arena e Vittorio De Sica. E anche il principe Antonio De Curtis, in arte Totò,  si trovò a Nemi nel 1954 per girare un’ episodio del film “Questa è la vita”, ispirato alle novelle pirandelliane, intitolato “La patente”.

 

 

Tra i tanti che provarono o che volevano provare a recuperare le Navi, figura anche Giordano Nemorario, personaggio molto importante ma poco conosciuto la cui storia e vicende partono da Nemi e potrebbero aver influito sulla cultura che ci è stata tramandata fino ad oggi. Giordano Nemorario, è stato uno scienziato matematico, meccanico, filosofo del 1200 viene definito il predecessore di Leonardo da Vinci: è lui che ha scoperto le equazioni di secondo grado. Ha lavorato assieme a un altro grande matematico, Leonardo Fibonacci. Giordano Nemorario era un converso cistercense che viveva nella residenza estiva dell’Ordine, nell’abbazia del castello di Nemi.

Secondo una ricostruzione storica, in seguito romanzata, nella biblioteca del castello di Nemi, e a Roma in quella di Santa Maria in Cosmedin, c’erano i pochi libri scampati al rogo appiccato dai crociati alle biblioteche di Costantinopoli e d’Alessandria d’Egitto. In alcuni di quei volumi c’era materiale che scottava: nozioni di astronomia che contraddicevano il sistema tolemaico, i numeri indo-arabici, l’arte della stampa. Un sapere in grado di cambiare il mondo.

Proprio a Giordano Nemorario è da attribuire la sopravvivenza di questi testi e di questo sapere che lo scienziato, fuggendo per tutta la vita alle persecuzioni della Chiesa di Roma, è riuscito a preservare e a tramandare ai posteri.

foto-aereo Nemi

Foto aerea di Nemi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra i misteri legati a Nemi merita un accenno la teoria che vorrebbe localizzata sulle sponde del lago l’ingresso della Selva Oscura dantesca.

Il sommo poeta avrebbe soggiornato e viaggiato a sud di Roma seguendo la via Appia: una “diritta via” che compiva la sua prima e unica curva proprio in prossimità del lago di Nemi, per passare nei pressi del Tempio di Diana.

“Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva oscura (il bosco sacro di Diana) ché la diritta via era smarrita”.

Si tratta di una lettura fantasiosa dei versi danteschi oppure il sommo poeta aveva deciso di partire per il suo lungo viaggio letterario proprio da un luogo di culto così importante per la romanità?

Sull’argomento restano aperti i dibattiti e, nonostante gli indizi che qualcuno adduce a sostegno dell’ardita ipotesi, questo, come altri misteri di Nemi, rimarrà probabilmente tale.

Ingresso emissario di Nemi

Ingresso emissario di Nemi

 

Ancora oggi Nemi conserva tutta la magia che per millenni ha fatto di questo luogo un posto sacro. L’energia sprigionata dal vulcano si diffonde in tutto il bosco regalando  ai visitatori più attenti un’esperienza davvero unica. Una parte di questo potere è visibile, per i più fortunati, durante il plenilunio del mese di agosto quando dal bosco vicino al paese, si può assistere all’apparizione delle tre lune.

Plinio scriveva “Diana con le sue due figlie in un ora notturna del plenilunio di estate si specchiano. Tre immagini vengono riflesse dentro il lago”.  Per i più le tre lune sono individuabili in successione nel cielo, nel mare, nel lago; ma c’è chi sostiene che in circostanze ancora più rare e al di là di ogni spiegazione fisica la luna possa riflettere la propria immagine tre volte all’interno del lago e questo sarebbe l’evento descritto dal poeta latino.

Comunque sia, si tratta di un fenomeno meraviglioso che testimonia ancora una volta l’affascinante mistero e magia in cui è immerso il paese delle fragole.